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Potrebbe chiudersi veramente al ribasso la trattativa tra Miur e sindacati per il rinnovo della parte economica del contratto di scuola, Università, Ricerca e AFAM. Ci sarà tempo fino al 4 marzo, giorno delle elezioni politiche, ma le premesse non sono delle migliori.

L’ottimismo del Ministro Fedeli è minacciato dal realismo del Presidente Aran Sergio Gasparrini. Le risorse stanziate nella Legge di Bilancio 2018, annunciate e presentate ai sindacati nella riunione del 22 dicembre, si rivelano oggi insufficienti, bisogna trovare altri soldi.

I comunicati dei sindacati ostentano anch’essi un leggero ottimismo. Ma attraverso la stampa filtra il dissidio che rischia di rovinare la partita: il mancato accordo per portare i soldi del bonus merito e del bonus 500 euro nello stipendio.

Una mossa che da un lato tende a riportare i sindacati nelle grazie del personale della scuola, che ha fatto sentire il proprio dissenso attraverso una petizione che ha raggiunto circa 79mila firme, con la richiesta di un aumento di 200 euro.

E dunque, i sindacati giocano la propria partita.

Ad anticipare qualche cifra sulle somme a disposizione è Repubblica: “Il ministero del Tesoro ha previsto una crescita – media, appunto – pari al 3,48 per cento della singola busta paga. Poiché l’istruzione è il comparto più povero della Funzione pubblica, l’aumento per un insegnante che oggi guadagna 1.430 euro netti arriverebbe a soli 73 euro. Questa cifra, tra l’altro, la si raggiungerà solo “a regime”, al terzo anno dopo l’accordo: sono previsti, ad oggi, 12 euro per il primo anno, 15-20 euro per il secondo e altri 40 per il terzo”

E gli arretrati? La media potrebbe attestarsi intorno ai 450 euro, cifra che conferma quella delle anticipazioni. Gli arretrati potrebbero essere in busta paga da marzo.

L’Anief, che  seppure non partecipa alle trattative ha le idee ben chiare “Si deve invece ripartire dallo sblocco dell’indicizzazione dell’indennità di vacanza contrattuale: in questo caso, gli incrementi sarebbero ben più sostanziosi, pari a + 4,26 dal 2016. Da riscrivere sono anche le norme sulla progressione di carriera dei supplenti, la ricostruzione di carriera per il personale di ruolo e dei neo-assunti. Un buon contratto non può prescindere da questi tre elementi essenziali”.

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